Performance: PER NON DIMENTICARE – MART di ROVERETO (TR) 2024
Domenica 28 gennaio 2024, alle ore 15, presso il Mart di Rovereto, verrà presentato il numero 19 del Contenitore di Cultura Contemporanea BAU. All’incontro partecipano Duccio Dogheria dell’Archivio del ‘900 del Mart, Antonino Bove, Guido Peruz della redazione di BAU e Gabriele Menconi graphic designer della scatola.
JITT3R (aka Gabriele Menconi), effettuerà una performance di live coding, mentre Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani realizzeranno l’azione performativa Per non dimenticare una esplorazione del corpo per raggiungere l’infinito verso la conoscenza.


IRONIA E UTOPIA 2023 – LEGGERE l’UTOPIA di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani con la partecipazione di Paola Caramel
… sono come un gatto bruciato vivo,
pestato dal copertone di un autotreno, impiccato da ragazzi a un fico,
ma ancora almeno con sei delle sue sette vite, come un serpe ridotto a poltiglia di sangue un’anguilla mezza mangiata
le guance cave sotto gli occhi abbattuti,
i capelli orrendamente diradati sul cranio
le braccia dimagrite come quelle di un bambino un gatto che non crepa…
La morte non è “nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi.”
P.P. Pasolini (Da “Poesie in forma di rosa”)







IRONIA E UTOPIA 2022 – Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani con la partecipazione di Paola Caramel
“Ora, i periodi tragici e sconvolti della Storia possono far sì che, per la forza stessa delle cose, un maggior numero di persone sia condotto verso un risveglio, verso una liberazione. E, in fondo, è essenzialmente da ciò che si misura la vitalità più profonda di una stirpe, la sua virilità e la sua indomabilità in senso superiore.”
Julius Evola, Liberazioni, 1943
“Appartengo alla minoranza silenziosa. Sono di quei pochi che non hanno più nulla da dire e aspettano. Che cosa? Che tutto si chiarisca? L’età mi ha portato la certezza che niente si può chiarire: in questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Paesi molto più piccoli e importanti del nostro hanno una loro verità, noi ne abbiamo infinite versioni. Le cause? Lascio agli storici, ai sociologi, agli psicanalisti, alle tavole rotonde il compito di indicarci le cause.
Ennio Flaiano, La solitudine del satiro, 1973
“E forse questa la grazia della nostra orribile epoca. Perché, prima, l’orrore era ricoperto di tanti belletti: tanta bella letteratura, tante belle religioni, tante belle spiritualità. Era indorato e accettabile, mentre adesso è lì nudo e crudo. Anche questa è una Grazia. Non c’è più pericolo di ingannarsi. Tutta una grande illusione è crollata, e nessuno può illudersi più. Ecco perché sono momenti di grazia, questi: perché l’illusione è in gran parte andata a pezzi.”
Bernard Enginger, meglio noto come Satprem, La vita senza morte, 1985

VEDERE ATTRAVERSO – Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani con
L’artista in questa azione si ispira al momento storico in cui vive la popolazione Afghana dopo l’avvento dei talebani. Divieti e proibizioni minano i diritti conquistati negli anni, riportando la storia del paese indietro nel tempo. Il gesto performativo si riduce a un’azione minimalista dove viene privata la vista, l’udito, l’ascolto, la discussione e l’incontro con l’altro.Apprezzata esponente nello scenario della cultura artistica in Italia e all’estero con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro con il grande pubblico con i linguaggi contemporanei.










VIAGGIO DELLA DIPARTITA – NUVOLE – VISIONI ALTRE – 6 maggio 2021
NUVOLE – 100 artisti per ricordare, ad un anno dalla PANDEMIA, di tutti quelli che al mondo dell’arte e della cultura ci hanno, in silenzio, lasciato per il volo della dipartita.
NUVOLE vite appese che squarciano l’orizzonte succubi di un moto che – ora – nell’immobilità, appare arrestato, vite comunque presenti nel loro segno carnale indelebile: forte e insostituibile.
NUVOLE immagine leggera che conduce a mondi immaginari dove le energie si intrecciano e aleggiano noncuranti mentre il mondo intero sta subendo un cambiamento. Cambiamento necessario, una trasformazione dove la morte obbligatoriamente deve essere vista come una rigenerazione.






CENACOLO – PERFORMANCE
Dodici (13) Bocche per un Cenacolo
“Non so se tra le rocce il tuo pallido
Viso m’appare, o sorriso
Di lontananze ignote
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda”
da la “Chimera” di Dino Campana
Lo sguardo cade nel nulla, ovvero su quel nulla che appare nella architettura performativa antistante alla porta spalancata dell’Oratorio, quale quinta di un Cenacolo che apparentemente tenta la profanazione della Ultima Cena con la raffinatezza della castità eburnea, mascherata dalla china che ne oscura la bocca.
Proprio la bocca, orifizio, luogo dove esce la parola, dove entra l’ossigeno che ne alimenta il battito cardiaco attraverso la respirazione, ove il cibo pone il suo primo ingresso, come nutrimento per il corpo. Proprio la bocca, quale porta di ingresso e di uscita del corpo quale tempio sacro, come l’Oratorio retrostante. Proprio la bocca, ara delle della parola, interprete delle emozioni, esegeta dello spirito. Proprio essa, annerita da una maschera nera, mentre il corpo risplende come l’avorio, imponendosi allo sguardo, ostentandosi nella purezza, nella bellezza, nella sublime estetica dell’eleganza, nella gioconda rappresentazione della Luce.
Dunque un corpo che parla, mentre la bocca tace nel convivio assente di vivande, ma presente di pensiero, di provocazione, di rivoluzione. Il Cenacolo rovesciato, messo “a testa in giù”, come “Le Pendu” – XII Arcano Maggiore – in cui al tavolo sono Donne, dodici, e un solo uomo in una sospensione immobile nel cui fulcro avviene una gestazione meditativa di attesa, di indugio, di amore; e il peccato si origina come fedeltà verso sé stessi; e la gentilezza scorre copiosa; e la notte diviene luce assente dal timore di essere frastagliata dal efferato giudizio di genere.
Ma il pensiero scorre da una voce lontana, che narra le sfaccettature di diversi colori appartenenti al mondo meno visibile dell’essere femmineo. Come il canto di un placido torrente scandisce parole di atti considerati talvolta indicibili, perché spesso additati come non conformi al comportamento di tale genere. Ecco la china che oscura l’eburnea purezza, ma al contempo la rende bellezza pura cancellando quel segno imposto in cui l’umiliazione prende la forma distorta per avvalere la critica spietata. Cosa significa peccare per una donna? Cosa vuol dire aver l’amore per la verità?
Le stesse domande si possono porre anche all’uomo. Ma le risposte saranno culturalmente differenti.
Giustappunto ho scelto le parole di Dino Campana. La Chimera appare nel magico momento tra veglia e sonno. Saperla cogliere è un atto di grande capacità. E, nel Cenacolo, Adolfina de Stefani crea il morso d’avorio che addenta la china come pasto per questa sua architettura educativa, in cui l’arte ne è l’ingrediente basilare. Donne si diventa. Uomini si diventa. Esseri umani senza confini di genere si può divenire.
Barbara Cappello
Trento, lì 25 ottobre 2020






OMAGGIO A BEUYS
un’installazione/osservatorio pubblico intorno all’ansia generale nei confronti dei mutamenti della terra e dei suoi cicli vitali e climatici. Una riflessione sullo stato di emergenza della natura e sulla capacità o incapacità dell’uomo di reagire a tutto questo. OMAGGIO A BEUYS è la rappresentazione di una struttura inanimata per dare vita ad un’osservazione “statica” della natura stessa che l’artista ripropone esattamente come i suoi occhi vedono, per portare l’interesse pubblico ad un osservatorio, dove chiunque potrà agire, cercando di leggere le relazioni che legano gli elementi e che permettono o caratterizzano la comunicazione tra arte e natura, tra agire e subire, tra artista e spettatore. Gli artisti lavorano sui significati concettuali dell’opera di Joseph Beuys, catturano l’osservatore e ne suggeriscono la compenetrabilità per cui il fruitore diventa parte integrante attiva dell’opera d’arte nella propria creazione interiore.









Foto di Laura Minio | Fano – Pesaro 2010
OMAGGIO A PASOLINI – Supplica a mia madre – Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE)




SUONI CONTEMPORANEI



Le déjeuner sur l’herbe
Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani
testo critico a cura di Gaetano Salerno – Le déjeuner sur l’herbe, tableau vivant ispirato allo scandaloso dipinto presentato da Édouard Manet al primo Salon des Refusés di Parigi.
Il grande proscenio naturale del bosco parigino ritratto dal pittore, anticipazione di quell’esprit nouveau che di lì a poco avrebbe metaforicamente travalicato le alte mura dell’hortus concluso come energica e rigogliosa contaminazione culturale, verrà proiettato sulla parete rimasta bianca e spoglia; gli attori daranno vita ad azioni indipendenti nella mise-en-scène ideata dagli artisti che altera i ruoli dei protagonisti del quadro ma non sminuisce – casomai amplifica – la frivola spontaneità del momento e la percezione di presenziare, nel giusto luogo e nel giusto tempo, alla più significativa rivoluzione figurativa, culturale e sociale che il linguaggio artistico, finalmente liberato dalle imposizioni schematiche della verosimiglianza, abbia mai potuto testimoniare.
Nulla, dopo la lezione di Manet, sarà più come prima.
Un’operazione concettuale, ovviamente, per sottolineare con più enfasi la funzione sociale della galleria, luogo d’incontro e di otium (nell’accezione cioè di viver al di fuori di una società corrotta) al pari dei parchi pubblici e delle grandi aree verdi che proprio nel corso e alla fine del XIX secolo, con l’affermazione della ricca borghesia industriale e in risposta alle nuove condizioni di vita esatte dalla belle époque, sorgevano nelle grandi metropoli, inserendosi armoniosamente nel tessuto urbano, poco prima dell’avvento novecentesco delle città cementificate e anonimizzate.
La visione dunque, riprendendo la metafora del giardino, di un luogo dinamico e vivo, illuminato dalla stessa luce accecante riverberata dalle increspature delle acque della Senna all’Argenteuil, aperto alle contaminazioni e alle socializzazioni, alle osmosi di pensiero, non più vittima di una clausura autoimposta nella quale l’arte (con la complicità delle gallerie) sembra essere segregata da tempo.
Una provocazione? Uno scandalo? Una visione piatta e utopica del reale? O un illuminante spunto d’innovazione? Le stesse questioni insomma suscitate da Le déjeuner sur l’herbe, quel giorno (non tanto lontano) del 1863, nei benpensanti parigini, offesi forse dalla loro immagine vecchia e stantia riflessa nello stesso specchio d’acqua dove una giovane donna, tra conversazioni piacevoli e spensierati intermezzi conviviali e noncurante dell’altrui giudizio, si rinfresca.







OMAGGIO ALLA SCRITTURA E AL SEGNO di P.P.PASOLINI A QUARANT’ANNI DALLA MORTE | 24 gennaio 2015 ore 22.00 ART CITY WHITE NIGHT BOLOGNA





CORPI– performance di Adolfina de Stefani con la partecipazione di:
Ingrid Zorini, Alice Brunello Luise, Marianna Stefani
La performer Adolfina de Stefani e le tre danzatrici da lei dirette si esibiranno mettendo in scena l’azione di “Corpi” come intrigante indagine intorno alla poetica del corpo nella statuaria classica, partendo da considerazioni intorno all’importanza che il contesto storico della civiltà greco-romana attribuisce alla figura umana come paradigma di bellezza assoluta. Attraverso una esibizione di forme corporee scolpite solo in apparenza , ma in realtà vive e palpitanti, tale poetica viene vivisezionata nella dimensione della contemporaneità più cruda e realistica che fa ad essa da contrappunto estetico ed esistenziale. Il corpo viene perciò stesso indagato secondo un approccio di bilanciamento tra etica ed esttica e nella sua funzione linguistico-espressiva metastorica orientata al superamento di ogni confine geografico, nonchè sociale e interpersonale.
2016
DRESS CODEX


GEOMETRIE
Performance di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani
Paola Raffo Galleria d’arte Contemporanea Pietrasanta
WHAT WE HAVE | CE QU’ON A verso una forma utile dell’arte
L’opera site specific, un dialogo di luci e di suoni dei due performer ambientato nel luogo intimo e privato di una toilette pubblica, riporta l’attenzione sul luogo inteso nella sua funzione naturale; una critica nei confronti di un pensiero umano (anche artistico) imposto e condiviso passivamente che ha dapprima nascosto e poi dimenticato le reali esigenze dell’uomo, allontanato dalla sfera visiva i più primordiali bisogni in virtù di fasulli e vuoti concetti estetici e filosofici e di false strutture sociali. Al di fuori della presunta volgarità della latrina esiste un mondo forse più volgare e infrequentabile.

Performance di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani
Archeologia Corporale | 2016 Intervento site-specific – luci a led (sonoro a cura di Giulio Villano)
2016 performance ideata da Adolfina de Stefani con la partecipazione di Giulia Perin, Anastasia Moro, Ludovica Bevilacqua, Mercedes Cambres Garcia, Patrizia De Marchi
L’azione performativa WAT WE HAVE | lingua per cinque paesi intende sottolineare come la presenza delle diverse “ETNIE” nella nostra cultura sia parte integrante della nostra storia passata e contribuisce a tracciare la storia futura. Ecco che affacciate alle finestre della galleria-contenitore delle opere degli artisti presenti cinque performer urlano il titolo della mostra in cinque differenti idiomi interrompendo rumorosamente la presentazione del critico per riportare l’attenzione sul tema dell’evento.

WHAT WE HAVE | Lingua per cinque paesi
Performance ideata da Adolfina De Stefani con la partecipazione di:
Giulia Perin Watashitachi – Anastasia Moro WHAT WE HAVE – Ludovica Bevilacqua CE QU’ON A – Maria Maercedes
2018
LA GIOCONDA
Verrà rappresentata e ridiscussa un’ ICONA della storia dell’arte: LA GIOCONDA.
L’artista e performer Anastasia Moro, simile nei tratti del volto alla donna ritratta da Leonardo Da Vinci, rappresenterà il tableau vivant sul quale i performer e il pubblico presente interverranno realizzando, attraverso intense e brevi azioni, alcune interpretazioni di carattere artistico.
Scrive il Critico d’arte Gaetano Salerno:
Unica icona riconoscibile e riconosciuta la Gioconda diventerà il pretesto e il territorio dell’azione dei numerosi performer per ragionare sul cambiamento di identità e sull’analisi delle definizioni dell’apparenza, ridiscutendo il valore stesso dell’icona, della sua definizione e decodificazione come contenitore assoluto di saperi eterni e immutabili, giocando con travestimenti alla ricerca di differenti, inattese e nuove entità.
Creando ritratti diversi e possibili (improntati a nuove quanto necessarie forme interpretative) che coesistono nella personalità di ciascuno di noi, verrà affrontato il tema del doppio, della comunicazione di massa e dell’idea della propria individualità (carattere proprio del genere della ritrattistica) in rapporto ai ruoli sociali conferiti a ciascun individuo dalla contemporaneità.



2014
OPERA IN NERO
performance di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani
14 luglio 2014 Père Lachaise PARIGI


2007
“SKYN” performance del gruppo OPEN (Adolfina de Stefani, Antonello mantovani, Anna Tagliapietra, arrangiamenti musicali liibaan | XX.9.12 FABRIKA PIOMBINO DESE (PADOVA)
SKYN è un’indagine sul corpo, sul confine estremo del corpo, su ciò che separa il corpo dall’estremo, sulla pelle come superficie che divide ma allo stesso tempo strumento con cui il corpo sente il mondo esterno. I concetti di superficie ed esteriorità sono le due componenti della performance: superficie come filtro e rivestimento. Come strumento di contatto che divide ma permette di sentire, di toccare. Esteriorità con cui il nostro corpo in un certo senso si identifica perchè ne rappresenta la sembianza: io sono ciò dello smascheramento di queste identificazioni: l’artista si separa di una parte di questa superficie denunciandone la pura esteriorità, denunciandone la pura fisicità, distaccandosene e porgendola.
2006
PERFORMANCE – APOLOGIA DEL RIFIUTO – Restart 25 novembre 2006 C2 95 Giudecca VENEZIA
2004
Performance presentata alla rassegna “VECCHIA FORTEZZA EFFIMERA“
Il colore prediletto della de Stefani è il rosso, il colore caldo e intenso dell’emozione esplosiva, perfino erotica. Esiste però una emozione della mente, apparentemente fredda e controllata (una contraddizione in termini?), che è tanto intensa quanto poco clamorosa, ed è capace di destabilizzare, nel profondo, la coscienza. Un’ emozione che si esprime solo con un lampo negli occhi o una fuggevole contrazione della bocca, ma che può essere più distruttiva di un urlo ( in qualche modo liberatorio). Questo tipo di emozione può essere colta, amplificata e comunicata: e il colore BLU, che scava i panneggi e li evidenzia in una tridimensionalità drammatica, può essere il tramite e lo strumento di essa. testo di Bruno Sullo
